Gaia Dellisanti: un'insegnante di dizione alla Mary Poppins con la passione per il teatro


Esperienze e percorsi di una personalità eclettica, una ragazza che, dai banchi alle cattedre, ha sempre seguito il suo cuore che pulsa tra i palchi teatrali
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1.       Salve Gaia, come si descriverebbe in poche righe?

Sono una persona estremamente ligia al dovere poco incline alla superficialità, molto critica nei confronti di chi non tratta la cultura con il dovuto rispetto, amo l'educazione di chi collabora con me e la puntualità sia negli orari di lavoro, sia in quello che può essere definito come intervento mentale. Accetto raramente perdite di tempo poco fruttuose a livello lavorativo e personale.
 

2.       Lei è anche un’attrice di teatro: come nasce questa passione e quale percorso ha seguito?

Recito da quando ho 16 anni e mi sono aggregata a diverse compagnie teatrali per il gusto di sperimentare il più possibile; ho iniziato con la “camera chiara” di Fermo passando per  “Oreste Calabresi” di Macerata, proseguendo con la compagnia teatrale dell'Università di Macerata di cui ero fondatrice. Attualmente lavoro con l'associazione culturale “Visioni Service”.  Non posso dire di aver appreso tutto sul teatro, il lavoro dell'attrice è in continua evoluzione, mi consente di cambiare personaggio ogni volta che lo desideri e ciò mi permette di essere ciò che voglio, quando voglio, come lo voglio, pur rimanendo sempre la stessa persona.
Cambiare ogni volta e al tempo stesso essere sempre me stessa mi affascina tantissimo.

 

3.       Avrebbe preferito fare altri studi? Che tipo di studente era?

Tutto ciò che sono ora è il frutto di anni di studio e di pratica della mia materia. Per ciò che riguarda il mio percorso di studi posso senza ombra di smentita affermare che fino alle scuole medie sono stata un'ottima studentessa, alle superiori ho avuto un declino inesorabile diventando più che mediocre (forse ho sbagliato scuola ) all'Università ho avuto un rendimento più che soddisfacente con voti al di sopra di ogni più rosea aspettativa. E' mio dovere dire che comunque anche nelle scelte più sbagliate ho sempre tratto grandi insegnamenti e rifarei tutto da capo.
 

4.       Ora lei, nonostante la sua giovane età, è insegnante di Dizione. Qual è il suo approccio con gli studenti e quali impressioni ha avuto nel passare dai banchi alla cattedra?

Io non ho dimenticato come ci si sente ad essere studenti, non lo rimpiango affatto e conosco appieno le difficoltà che devono assere affrontate ogni giorno, più che un'insegnante mi sento una “collaboratrice” che aiuta gli studenti ad affrontare le problematiche inerenti la mia materia e cerca, spesso e volentieri, di aiutarli laddove ne hanno bisogno.
 

5.       La nostra è una lingua molto ricca: tempi dei verbi, sinonimi, ecc. Qual è la condizione generale degli italiani rispetto all’italiano?

Gli italiani hanno delle gravi carenze per ciò che riguarda la nostra lingua e non solo nello scritto anche, purtroppo, nel parlato quotidiano. Con ciò non mi riferisco solo alla gente comune, bensì anche a chi, ahimè, dovrebbe quanto meno conoscere le basi della lingua come politici, insegnanti (si, insegnanti purtroppo), personaggi pubblici, giornalisti e via dicendo, la lista è molto lunga. Tutto questo è frutto di un generale decadimento dell'uso corretto dei tempi e dei modi della nostra lingua a favore di un più veloce e comprensibile “gergo” che impoverisce il nostro vocabolario sempre più teso , tra l'altro “all'inglesizzazione” di molti termini in ambito economico, informatico, quotidiano.

 

6.       Perché è utile studiare dizione e quando è meglio farlo?

La dizione, come viene da me insegnata, non è la sterile impartizione di regole asfittiche e inusitate,no. Essa è quasi uno stile di vita, grazie al quale ci accorgiamo di avere muscoli del viso mai utilizzati a causa del nostro parlare viziato dal dialetto. L'articolazione delle parole (fondamentale nella dizione) aiuta il movimento di tutto l'apparato fonatorio che così risulta rinforzato; l'impostazione diaframmatica che contestualmente insegno, aiuta una respirazione, sconosciuta ai più, capace di preservare la voce e ossigenare meglio gli organi interni.

Il tutto, unito, si amalgama e fornisce all'alunno la capacità di esprimersi meglio, non solo al livello di dizione corretta ma con una ricchezza di vocaboli prima sconosciuta; consente altresì una sicurezza nel parlare non altrimenti acquisibile. Come tutte le cose sarebbe meglio iniziare a studiare la dizione prima possibile affinché gli errori che commettiamo non si radichino nel nostro parlato quotidiano, tuttavia nulla è impossibile ad ogni età! Io insegno a tutte le età tuttavia i miglioramenti più netti e duraturi li ho constatati nei bambini appena scolarizzati ovvero tra i 6 e i 10 anni. Come ripeto è solo una media poiché ho avuto anche persone “più in età” che hanno avuto miglioramenti strabilianti.

7.       Quali sono gli errori più frequenti dei marchigiani rispetto agli altri? Quanto è difficile correggerci?

Le Marche sono l'unica regione d'Italia ad avere il nome plurale e mai cosa fu più azzeccata per descrivere questa terra dal punto di vista linguistico, infatti a distanza di pochi chilometri assistiamo a vere e proprie rivoluzioni nel parlato quotidiano (mi riferisco ovviamente al dialetto), basti pensare alla differenza abissale che esiste fra un abitante di Pesaro e uno di San Benedetto del Tronto: sembra di essere in due regioni distinte e lontane eppure la distanza fra questi due paesi non supera  i 150 Km!

Ciò ci fa comprendere come in poco spazio è presente una pluralità di tradizioni linguistiche riconducibili non ad uno a diversi ceppi originari. Ogni regione ha un dialetto prevalente e non ci sono regioni o Province che facciano meno errori degli altri sono tutte pari merito. I dialetti marchigiani hanno però un difetto rispetto agli altri: sono dialetti “comodi” ovvero l'articolazione delle diverse parole è poco sollecitata perché si tende in generale a troncare le parole alla penultima sillaba e a trasformare le lettere (ad esempio la “T” diviene “D” soprattutto nelle Marche del Sud mentre al Nord la “Z” è pressoché inesistente “Palazzo” diviene “Palasso”). Per queste ragioni è più difficile abbandonarlo proprio perché non abbiamo l'abitudine a sforzarci nell'articolazione.

 

8.       Quali sono, secondo lei, le caratteristiche che dovrebbe avere un buono studente?

Secondo me non esistono buoni o cattivi studenti, credo invece che esistano buoni e cattivi maestri: se il maestro è cattivo, lo studente non sarà da meno. Inoltre sono molto importanti le motivazioni che spingono a studiare una materia come la mia che è particolarmente noiosa nella sua prima parte e permette anche una certa “scrematura” iniziale. Chi è veramente motivato riuscirà nella mia materia e nella vita, chi non ha motivazioni forti raramente avrà una chiara via da percorrere.

 

9.       Perché ama il mestiere che fa? Ci sono aspetti negativi o che non le piacciono?

Io non ho scelto il mio mestiere, è lui che ha scelto me. E' una frase fatta ma nel mio caso è realmente così. Ho svolto molti lavori nella mia vita, potrei scrivere interi romanzi sui vari mestieri che ho intrapreso, tuttavia il teatro è sempre rimasto al primo posto, mi ha sempre chiamata a sé e io ho sempre risposto con tutto l'impegno possibile. Perciò posso dire che il teatro è la mia vita e io non sono tipo da odiare la propria vita.
Il problema del mio lavoro è che purtroppo non c'è una sicura regolamentazione: chiunque può svegliarsi la mattina e improvvisarsi attore o regista (è una cosa che vedo tutti i giorni) con tutto ciò che ne consegue. Ho avuto molti alunni che avevano partecipato ad altri corsi tenuti da ciarlatani che non avevano insegnato loro nulla, o peggio, avevano insegnato cose sbagliate e questo si riflette negativamente anche sulla società a cui arriverà un’idea distorta di “cultura”.
 

10.   Quali sono le sue passioni: hobby, libri, film, sport e sogni nel cassetto?

Ho praticato e pratico, nei limiti del possibile, diversi sport tra cui: calcetto, nuoto, sci, equitazione e softball; ho scritto diversi racconti poi pubblicati in riviste di settore e in alcune antologie di autori vari, ho partecipato a due film del maestro Pupi Avati, (ma il cinema è troppo diverso dal teatro!). Mi sarebbe piaciuto, nei miei sogni di bambina, vincere un Oscar o diventare una campionessa sportiva (sci o nuoto in particolare).

Per raggiunti limiti di età ho rinunciato allo sport e l'Oscar è troppo lontano! Sono un'avida collezionista di fumetti e di materiale riguardante Madonna e Marilyn Monroe (ognuno ha i suoi scheletri nell'armadio!) Paradossalmente il mio film preferito è “Mary Poppins” e, per certi versi, si può dire che io mi ispiri ai suoi metodi educativi quando insegno, però se apro l'ombrello non volo via, di solito si rompe l'ombrello!

 

Scritto martedì 3 dicembre 2013   da La redazione

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Commenti inseriti

E vai!

07/01/2014 21:48:00 - Ornella

Brava Gaia, vorrei che tu raggiunga gli obiettivi più alti cui aspiri.