Intervista a Luca Pantanetti: Scriptorama e la consulenza editoriale nelle Marche

La testimonianza di chi aiuta gli autori ad emergere, pubblicare e diffondere i propri libri. Luca Pantanetti è un Cyrano un po' pignolo che ci parla della sua particolare professione e della sua creatura: Scriptorama.

 

Come descriverebbe la sua persona in poche righe?
Mi piacerebbe essere un eroe da feuilleton ma non ho né cappa né spada. In compenso sono sognatore come Cyrano e l'appendice nasale non mi difetta. Chi mi conoscere mi descriverebbe con una parola: pignolo, ma per stemperarne un po' il tono io ci aggiungo anche versatile. Presto attenzione ai dettagli, e dove gli altri potrebbero vedere un problema preferisco trovare delle soluzioni.

 

Lei per lavoro si occupa di consulenze editoriali, da cosa nasce l’idea di intraprendere questa carriera?
L'idea è nata constatando la quasi totale assenza (almeno al momento della nascita di Scriptorama, nel 2008, e specialmente nella nostra regione, le Marche) di figure professionali che aiutassero gli autori a emergere, pubblicare e diffondere il proprio libro.

 

Di cosa si occupa Scriptorama?
Potrei dire che ci occupiamo di “tutto quello che si nasconde dentro a un libro”. Dietro ogni copertina c'è molto più lavoro di quanto non si immagini: prima di tutto la formazione dell'autore, poi l'affiancamento nella riscrittura quando necessario, quindi l'editing. Segue l'impaginazione e la correzione bozze, che pure sono servizi che siamo felici di offrire perché non c'è niente di peggio di un libro con errori di battitura: il lettore penserà subito che non vale la pena perdere tempo con un autore che non sa scrivere nel modo corretto. La grafica di copertina deve essere elaborata da un grafico professionista per avere il giusto impatto sugli scaffali della libreria, altrimenti sembrerà fatta da un bambino e non conquisterà l'attenzione dei lettori. E una volta pubblicato il libro, naturalmente ci diamo da fare con la promozione.
Oltre a questo tipo di lavoro, Scriptorama è anche agenzia letteraria, facendo da tramite fra l'autore e l'editore per la pubblicazione.

 

Qual è stato il suo percorso formativo, tornando indietro lo rifarebbe? Quanto e in che modo influenza la sua attività lavorativa?
Direi che non mi pento della scelta fatta. Desideravo dapprima lavorare nella comunicazione (sono giornalista pubblicista iscritto all'albo delle Marche) ma poi l'amore per i libri e la letteratura mi ha indicato un'altra strada. Per questo dopo la laurea in Scienze della Comunicazione ho seguito la specializzazione in Editoria, giornalismo e comunicazione multimediale. Credo che tutto quello che ho appreso torni utile in un modo o nell'altro nelle attività di tutti i giorni, costituisce la base su cui operare scelte e fare piani di lavoro. Poi bisogna aggiornarsi in continuazione; anche l'editoria è in perenne cambiamento, e quello che era vero dieci o cinque anni fa oggi si è ridimensionato o non ha più lo stesso valore.

 

L’Italia è una terra da sempre molto prolifica di scrittori che hanno prodotto opere letterarie di altissima qualità: non c’è il rischio che un tale passato renda impossibile il futuro? Mi spiego meglio: tutta la qualità e la bellezza che è stata prodotta in Italia nel campo letterario come può non condannare il nostro “domani letterario” a un tragico abbassamento qualitativo?
È una domanda che si presta a varie risposte, ma vorrei concentrarmi sull'attualizzazione e la preparazione e partire proprio da quest'ultima. Si può essere molto fantasiosi, ma non basta, perché una narrazione è una comunicazione, e ogni comunicazione ha le sue regole. Per raccontare una storia in grado di sedimentarsi nella mente e nel cuore del lettore e farlo vibrare, è importante studiare e conoscere queste regole, che possono guidare la nostra creatività verso un obiettivo concreto. E allora non c'è dubbio che avremo ogni giorno storie nuove, di valore, capaci di riempirci di emozioni.
L'attualizzazione non è molto lontana dalla capacità empatica, anche se i due termini possono sembrare tanto diversi: le storie del passato possono essere raccontate ancora e ancora sotto vesti nuove se sappiamo attualizzarle, se siamo in grado di leggere i cambiamenti e di interpretarli attraverso la lente del nostro talento per adattarle all'oggi e portare a galla l'essenza profonda dell'uomo, come fanno da secoli le grandi narrazioni, i “classici”. Potremmo allora riscrivere anche Romeo e Giulietta al tempo di Facebook, e la storia sarebbe completamente diversa, ma le emozioni sarebbero le stesse. Se possiamo essere empatici, se sappiamo leggere nel cuore dei lettori di oggi, allora sarà facile creare ancora delle storie di qualità, che le persone vorranno scoprire.

 

L’uso della lingua italiana sta mutando profondamente: anglicismi, SMS, web, estinzione del condizionale, ecc. Lei quale opinione ha in merito?
La lingua è un'entità viva, e come tale è fondamentale che essa cambi e si adatti ai tempi, in parallelo all'evoluzione dei parlanti. Coltivare le proprie capacità di comunicazione e il proprio lessico dovrebbe però andare al di là delle facili corruzioni imposte dai mezzi che utilizziamo per comunicare, e dovremmo impedire che sia la tecnologia a dirci come parlare. In passato la lingua italiana si è evoluta per l'invasione di popoli stranieri e la progressiva modifica del lessico, non perché si passò dalle tavolette di argilla alle pergamene o ai codici miniati: cambiarono i parlanti, non i media. Sarebbe un depauperamento della lingua se ci trovassimo a parlare o scrivere secondo le norme di un SMS o di un Tweet.

 

Una parte della sua professione consiste nell’assistenza ad aspiranti scrittori (promozione dei libri, valutazione, pubblicazione). Quali sono le più grandi difficoltà che bisogna affrontare? Come colmare le lacune che ognuno di noi possiede?
Il primo consiglio è leggere, leggere, leggere. Entrare in contatto con le storie, saperle “capire”, serve a valutare quelle che meritano la nostra attenzione e quella degli altri lettori. È possibile comprendere i meccanismi della narrazione seguendo un corso di scrittura creativa, e questo aiuterà a lavorare al fianco degli autori per suggerire quelle modifiche al testo che risulteranno vincenti.
La più grande difficoltà è forse legata alla diffidenza degli autori. Molti ritengono di aver scritto un capolavoro solo perché hanno raggiunto la parola fine, ma gli altri, abbastanza intelligenti per porsi dei dubbi, capiscono che quello è solo l'inizio, e che molto e di più può essere fatto con l'aiuto di un professionista.
Poi raccolta di informazioni sul mercato, studio dei cataloghi delle case editrici e intraprendenza serviranno per arrivare a raccogliere risultati significativi.

 

Che cos’è un gruppo di lettura e quali contributi apporta a chi vi partecipa?
Mi piace dire che si tratta di un gruppo di amici che si incontra per parlare di libri e di quello che hanno lasciato dentro, di quanto sono stati “accoglienti” o “respingenti” quelle storie. Per fortuna non sono l'unico a pensarla così, e chi partecipa agli incontri ha sempre trovato straordinaria la capacità di legare e costruire un'amicizia attorno a delle pagine scritte. Festeggiamo compleanni, andiamo a cena insieme... un intero “social group”, ma vero, non virtuale, può nascere grazie ai libri e unire i lettori. In questo modo ogni libro arricchisce il lettore e ogni lettore è in grado di arricchire gli altri con le proprie opinioni.

 

Qual’è il suo libro preferito e quale lettura consiglierebbe sempre?
Questa sì che è difficile! Primo perché sono troppe le letture che ho nel cuore, e secondo perché non esistono libri “universali”, il fatto che ci piacciano o meno nasce dalla nostra predisposizione alla storia in quel momento della nostra vita, e può cambiare nel corso del tempo. Quando devo consigliare un libro ai nostri gruppi di lettura e voglio andare sul sicuro consiglio Calvino, uno qualsiasi, perché le sue narrazioni costringono a riflettere, anche se si prestano a una lettura rilassata.

Scritto martedì 22 ottobre 2013   da La redazione

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