Mirna Cola: dagli scavi archeologici in Egitto alle aule di scuola italiane

Un percorso formativo singolare e tortuoso quello di Mirna Cola che, dagli scavi archeologici nel deserto egiziano, passando per l'antropologia la fa approdare nelle aule di scuola italiane...

 

Si presenti in poche parole: quali sono state le sue caratteristiche personali, il suo percorso scolastico e professionale.
Sono sempre stata una persona molto curiosa, fin da bambina mi piaceva creare un’ interpretazione personale di ciò che mi circonda. Dopo le scuole medie i professori mi hanno consigliato di iscrivermi al Liceo Classico e anche i miei genitori erano d'accordo con loro e io stessa mi sentivo attratta dalla letteratura e dalle materie umanistiche quindi non ebbi difficoltà a seguire quei consigli.

Successivamente credo di essermi pentita di questa scelta: avrei voluto approfondire maggiormente lo studio di lingue come l'inglese, il tedesco o il francese piuttosto che del latino e del greco antico. Subito dopo aver frequentato l'università in Conservazione dei Beni Culturali ho iniziato a lavorare ma il mio percorso professionale non è stato unilineare. Ho avuto la possibilità di fare esperienze diverse, ognuna delle quali ha contribuito al mio arricchimento personale ed ho anche preso una seconda Laurea Specialistica in Antropologia Culturale ed Etnologia; ciò ha permesso di svolgere il Dottorato in Antropologia, Storia e Teoria della Cultura.

 

Che tipo di studentessa è stata? Quali erano gli interessi e le attività che ha svolto al di fuori della scuola superiore e delluniversità?
Durante il periodo della scuola media ero una studentessa modello, direi. Successivamente invece i miei interessi personali avevano iniziato a non coincidere con le priorità del mondo della scuola, continuavo ad essere una lettrice onnivora ma non leggevo più i libri consigliati dai professori, a quel tempo mi piacevano molto i libri fantasy e di fantascienza: ero appassionata di giochi di ruolo e non ero molto attratta dalla cittadina in cui vivevo e le sue logiche sociali iniziavano a starmi un po' strette. Ho avuto la fortuna di poter frequentare un corso universitario scegliendolo in base alle mie preferenze e mi iscrissi a Conservazione dei beni Culturali con indirizzo di studio in Archeologia. Dato che l'archeologia mi piaceva molto studiare non era più un peso per me: dal momento in cui i soggetti delle materie di studio erano tornati a coincidere con i miei interessi il mio profitto migliorò notevolmente. Nel frattempo per studiare all'Università mi ero spostata e vivevo in una città che distava circa 4/5 ore di viaggio dalla mia cittadina natale. Con me non c'era nessuno dei miei vecchi amici e questa situazione mi spinse a  mettermi in gioco. Nessuno mi conosceva quindi spettava alle azioni che avrei deciso di intraprendere il compito di spiegare chi ero. Credo sia stato questo il periodo in cui ho veramente imparato ad ascoltare gli altri, i miei amici di università per esempio ed è stato grazie a questo periodo se sono diventata un po' più socievole.

 

Quando era studentessa sapeva già quale sarebbe stato il suo posto nel mondo del lavoro? Le sue aspettative hanno trovato un riscontro?
A dire la verità da studentessa non avevo le idee chiarissime su ciò che avrei fatto successivamente: mentre studiavo Archeologia pensavo ovviamente che mi sarebbe piaciuto lavorare come archeologa ma c'erano diversi periodi storici che mi interessavano e non sapevo ancora in quale di questi mi sarei specializzata. Aspettavo le prime esperienze in scavi archeologici sperando che mi avrebbero aiutato a scegliere la strada più adatta a me ed in effetti così è stato, anche se le cose andarono in maniera completamente diversa rispetto alle mie aspettative iniziali...

 

Quali sono le esperienze più significative di ieri e di oggi e gli eventi che hanno contribuito alla sua affermazione professionale?
Una delle esperienze più significative del mio periodo universitario fu senza dubbio la possibilità di partecipare a scavi archeologici in Egitto, nel Fayoum, presso la città di epoca romana di Bakchias. Durante quelle missioni archeologiche ho avuto modo di entrare in contatto anche con una serie di regole non scritte del mondo accademico legato all'archeologia: si trattava di impliciti che mi costrinsero bruscamente a prendere coscienza circa le criticità che caratterizzavano quel mondo. Le esperienze di scavo quindi mi spinsero a mettere in discussione la carriera che avevo tanto acriticamente fantasticato e contemporaneamente mi offrirono un nuovo soggetto di interesse che mi sembrava più significativo. Lo scavo a Bakchias, in particolare, veniva affrontato con la collaborazione degli abitanti di Gorein, un insediamento di contadini e beduini egiziani nel Fayoum.
Considerai subito con grande interesse non solo la conoscenza delle tradizioni dei nostri ospiti, ma anche il tentativo di comprendere come i nostri interlocutori percepivano noi.
In quel periodo avevo iniziato la mia tesi di studio sui reperti della XVIII dinastia egiziana nel Fayoum ma abbandonai l'impresa e decisi di percorrere piuttosto lo studio dell'Antropologia Culturale.
All'analisi di reperti inanimati avevo preferito lo studio di società umane viventi. Questa scelta mi ha portato successivamente ad intraprendere un percorso di lavoro di qualche anno a contatto con il mondo del volontariato come coordinatrice di progetti per un Centro di Servizi per il Volontariato.
Per quanto riguarda un'esperienza significativa recente invece devo menzionare sicuramente il Dottorato di Ricerca che ho svolto con l'Istituto Italiano di Scienze Umane in collaborazione con l'Università di Siena. Il dottorato è un periodo di studio di tre anni nei quali si percepisce una borsa di studio e si svolge una ricerca su una tematica inedita. Per me è stato decisamente un periodo di arricchimento culturale e personale in cui mi sono confrontata con brillanti colleghi e professori affermati e competenti. Un altro aspetto importante del periodo di dottorato è stata la possibilità di presentare il lavoro che stavo svolgendo ad un pubblico nazionale e internazionale attraverso la partecipazione a conferenze a Yale, Berlino, Milano e Roma per esempio. Ho anche avuto la possibilità di svolgere una parte del mio studio all'estero passando qualche mese all'università di Berkeley, in California. Infine lo studio per la ricerca di dottorato è sfociato in un libro: Ragionevolmente Differenti, pubblicato recentemente con una casa editrice specializzata in ricerche universitarie.

 

Quanto è stata importante la sua esperienza di studio in California e perché è importante fare esperienze di studio allestero?
L'esperienza a Berkeley è stata molto importante, innanzi tutto perché mi ha messo in contatto con modalità diverse di lavorare su oggetti di studio simili. In altre parole mi ha fatto scoprire punti di vista nuovi attraverso cui guardare gli oggetti che fanno parte del nostro quotidiano e mi ha fornito altre chiavi di lettura. Inoltre attraverso lo studio all'estero ho potuto dialogare e confrontarmi con un numero maggiore di colleghi arricchendo, così, i miei orizzonti personali.

 

Quali sono le caratteristiche personali più importanti per svolgere un mestiere come il suo?
In questo periodo ho accantonato la ricerca universitaria e sto insegnando Italiano, Storia e Geografia. Per svolgere il mestiere di insegnante credo sia necessario avere ovviamente una grande preparazione nelle materie di insegnamento ma la preparazione da sola non basta. È necessaria anche una propensione all'empatia, alla capacità di comprendere gli studenti per poterli aiutare a valorizzare i loro punti di forza.

 

Per quale motivo le piace il suo mestiere e in cosa consiste principalmente?
Il mestiere di insegnante può essere molto gratificante se si riesce ad entrare in sintonia con i ragazzi. Il nostro compito è quello di facilitare i ragazzi  nell'apprendimento di quei contenuti che vengono considerati importanti per un cittadino capace di ragionare criticamente, ma oltre a questo c'è di più: è a scuola che i ragazzi fanno una parte di quelle esperienze sociali che contribuiscono al loro sviluppo. In questo senso penso sia importante che l'insegnate costituisca un esempio positivo anche dal punto di vista del rispetto delle regole e della ricerca dell'equità. Ovviamente non credo sia una cosa semplice.

 

I docenti sono preparati adeguatamente ad affrontare un compito così arduo?
Non sempre: il reclutamento degli insegnanti avviene attraverso modelli diversificati. Per esempio si può “essere catapultati” nelle classi semplicemente perché iscritti in terza fascia e trovarsi quindi ad avere a che fare con logiche di lavoro che ci possono far sentire spaesati. Oppure si può entrare nelle classi dopo aver superato un concorso e un periodo di studio e tirocinio lavorativo, in questo caso si è molto più preparati per il lavoro che ci si trova a dover affrontare.

 

Un consiglio ai giovani che vogliono intraprendere il suo stesso percorso...
Non so se sono in grado di dare consigli: dopotutto il mio è stato un percorso tortuoso e apparentemente discontinuo. Ai giovani però vorrei dire che è importante fare ciò per cui ci sentiamo portati e che ci appassiona. Finito il periodo della formazione passeremo molto tempo a lavoro e quindi è importante cercare di spendere il nostro tempo svolgendo qualcosa che ci dia soddisfazione.   

 

Che caratteristiche dovrebbe avere un giovane per essere un buono studente e un buon lavoratore?
Sicuramente una cosa di fondamentale importanza per vivere bene è il rispetto per gli altri, comportarsi in maniera irrispettosa è stupido perché la nostra vita è interconnessa a quella di altri e non riusciremo a trovare una dimensione serena se non vogliamo riconoscere il valore altrui. Inoltre come caratteristiche personali ritengo molto importante il desiderio di conoscere e fare esperienza del mondo e la creatività che mi sembra una caratteristica da allenare.

Scritto lunedì 7 gennaio 2013   da La redazione

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